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PLAN ITALIA: ONLINE LA PETIZIONE CONTRO LE MUTILAZIONI GENITALI FEMMINILI

PLAN ITALIA: ONLINE LA PETIZIONE CONTRO LE MUTILAZIONI GENITALI FEMMINILI

Tiziana Fattori: “Necessarie 5000 firme per chiedere al futuro governo italiano di impegnarsi nella sfida alla riduzione ed eliminazione delle MGF in tutti i Paesi in cui vengono ancora praticate”

In occasione della Giornata Mondiale indetta il 6 febbraio dall’ONU per l’eliminazione delle mutilazioni genitali femminili, Plan Italia lancia una petizione online, sostenuta anche dall’Associazione Nosotras, per chiedere al futuro governo italiano di impegnarsi a porre fine alle Mutilazioni Genitali Femminili in Italia e nei Paesi in cui vengono ancora praticate.

Dopo la risoluzione ONU dello scorso dicembre per la messa al bando della MGF, dannosa per la salute psicologica, sessuale e riproduttiva delle donne e delle ragazze, lo scenario resta confuso: solo alcuni Paesi hanno dichiarato la MGF illegale con una legge specifica, altri l’hanno inserita nel più generico codice penale mentre in molti non è prevista alcuna pena. Tra i 28 Paesi in cui è praticata, solo 19 si sono dotati di una legge che proibisce le MGF, tra cui Sudafrica e Zimbabwe.

LA PRATICA DELLA MUTILAZIONE GENITALE FEMMINILE, I NUMERI

3 milioni di bambine ogni anno rischiano di essere sottoposte a questa pratica che produce su di esse effetti devastanti a breve, medio e lungo termine nella sfera della salute fisica e mentale, nell’ambito sociale, educativo, affettivo e relazionale. A livello mondiale, oltre 140 milioni, tra bambine e donne, ne affrontano già le conseguenze. Storicamente, le ragazze venivano escisse in età compresa tra gli 8 e 14 anni. Oggi, il fenomeno ha una portata molto più ampia e preoccupante perchè le MGF sono eseguite già sulle neonate e durante l’infanzia con strumenti brutali, come lame di rasoio, coltelli o forbici senza anestesia e in scarse condizioni igieniche. Per trattare le ferite si riccorre ai rimedi tradizionali come erbe, porridge, cenere e fango. Il momento dell’escissione dipende più dai mezzi economici della famiglia che dall’età della ragazza.

Bambine - Plan Italia

LE MOTIVAZIONI SOCIALI, CULTURALI E RELIGIOSE

L’escissione è spesso associata all’identità etnica e rappresenta per le comunità un patrimonio culturale. Con l’escissione delle loro figlie, i genitori sentono di rispettare valori preziosi. In questo clima, il conflitto tra diritti umani e norme sociali è inevitabile:  le ragazze hanno il diritto di essere protette da questa pratica ma hanno anche la necessità di sposarsi e di essere membri rispettati della comunità. Il rischio per loro è che siano emarginate, stigmatizzate e addirittura messe al bando dalla società.

La mutilazione genitale femminile è legata anche a motivazioni religiose: in Africa occidentale è praticata da musulmani, cristiani e animisti. Alcuni musulmani africani, ad esempio, la chiamano Sunna (che significa ‘seguendo la tradizione del Profeta’) e credono che sia preferibile, o addirittura necessaria per le musulmane. Controverso, poi, è anche il ruolo degli escissori che in molti casi hanno interesse che la tradizione delle mutilazioni genitali femminili non cessi. In alcune aree, la pratica è un business redditizio e gli escissori godono di rispetto e di un ottimo status.

IL CONTROLLO DELLA SESSUALITÀ

In molte società in Africa occidentale, la figura delle donne è fortemente legata all’onore della famiglia. La verginità e la fedeltà sono valori importantissimi. Ad una donna non è concesso di esprimere liberamente desiderio e sessualità e le famiglie tendono ad assicurare che si comportino secondo le aspettative, e di conseguenza a controllare la loro sessualità, proprio attraverso la MGF.

In alcune comunità si suppone che l’asportazione del clitoride protegga la verginità di una ragazza e assicuri la fedeltà di una moglie ma in primis garantisce che le donne non sperimentino il proprio corpo – spiega Tiziana Fattori, Direttore Nazionale di Plan ItaliaIn altre si crede, invece, che favorisca fertilità e sessualità matrimoniale in base alla convinzione che le donne escisse siano maggiormente desiderose di avere rapporti con il marito. In realtà, la maggior parte delle donne soffrono di complicazioni ginecologiche correlate all’escissione, sviluppano difficoltà durante i rapporti come sanguinamento, dolore, paura, ridotta sensibilità e tendono ad evitarli”.

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LA PETIZIONE

Chi promuove campagne per l’abbandono di questa pratica è guidato prima di tutto dalla volontà di porre fine alla sofferenza di milioni di bambine. Il danno loro inflitto è per tutti evidente e non discutibile – spiega Tiziana Fattori, Direttore Nazionale di Plan ItaliaNelle comunità dove lavoriamo e dove sono praticate le mutilazioni genitali femminili, stiamo attivamente perseguendo il loro abbandono instaurando dialoghi construttivi che inneschino cambiamenti volontari  nelle norme sociali e nei comportamenti delle comunità stesse. Ma questo non basta. E’ necessario raggiungere con la nostra petizione 5000 firme e spronare la classe politica a scendere in campo”.

Plan Italia chiede al futuro governo italiano di impegnarsi ad affrontare la sfida della riduzione ed eliminazione delle MGF in Italia e in tutti i Paesi in cui esse vengono ancora praticate mediante un’intensa azione di pressione che porti a sanzioni per chi continuerà a praticarle, assistenza sanitaria gratuita alle bambine e alle donne che soffrono per le complicanze e infine che favorisca la diffusione di informazioni sul tema insieme alla condivisione di esperienze che dimostrano l’efficacia del rapido abbandono delle MGF.

LE STORIE

MALI: abolizione delle mutilazioni genitali
ETIOPIA: i casi di donne con lesioni da parto dovute alle MGF
EGITTO: Sfidare le tradizioni non è una scelta facile

 

PLAN ITALIA: SOLO LA META’ DELLE BAMBINE NEI PAESI IN VIA DI SVILUPPO CONCLUDE LA SCUOLA PRIMARIA

PLAN ITALIA: SOLO LA META' DELLE BAMBINE NEI PAESI IN VIA DI SVILUPPO CONCLUDE LA SCUOLA PRIMARIA

In occasione della presentazione del report Learning for Life Learning For Life , Plan Italia lancia una petizione contro le mutilazioni genitali femminili. Oltre 140 milioni di bambine e donne ne vivono Ie conseguenze. Insieme a matrimoni e gravidanze precoci, riducono la probabilità che continuino a studiare

Solo il 50% delle bambine nei Paesi in via di sviluppo conclude la scuola primaria, a 1 bambina su 5 è negato il diritto di frequentare la scuola secondaria, il 90% delle ragazze tra i 12 e i 17 deve rinunciare all’istruzione per aiutare la famiglia. Con i programmi di scolarizzazione e partecipazione, Plan ha raggiunto oltre 41 milioni di bambine, aiutato la ricostruzione di 2.152 scuole e formato 72.538 insegnanti.

Questi alcuni dei dati emersi dal report The State of the World’s Girls 2012: Learning for Life presentato oggi, a Roma, da Plan Italia, nell’ambito della campagna internazionale Because I am a Girl a favore delle bambine private dei loro diritti e di un’istruzione di qualità.

Per la cooperazione italiana, l’istruzione è tradizionalmente uno dei settori prioritari, insieme alla salute. E posso rassicurarvi che il tema dell’istruzione delle ragazze, come estensione del terzo obiettivo del Millennio, sarà un elemento fondante della posizione italiana e del nostro contributo al dibattito Onu post-2015. Il nostro impegno finanziario si è canalizzato attraverso il sostegno alla Global Partenership for Education. Dopo l’interruzione del 2012, quest’anno riconfermeremo concretamente il nostro sostegno al meccanismo con un versamento superiore al milione di euro, grazie alla risorse aggiuntive che sono state stanziate allo scopo – ha detto il ministro per la Cooperazione internazionale e l’Integrazione, Andrea Riccardi, in un messaggio inviato a Plan Italia in occasione della presentazione di oggi – In questo anno di Governo abbiamo avviato un rilancio della cooperazione internazionale dopo decenni di disinteresse e di declino. A questo percorso deve essere data continuità. Una continuità su cui bisogna lavorare a più livelli. Sono convinto che occorra rafforzare uno dei più significativi successi dell’azione internazionale: il raggiungimento della parità nelle iscrizioni scolastiche di bambine e bambine alla scuola elementare. Il futuro si deve costruire sulla base del successo ottenuto, affrontando la questione dell’istruzione superiore, cui solo un terzo della ragazze risulta iscritto. E’ una questione di cruciale importanza per il cambiamento di destino dell’intero genere femminile“.

Plan Italia bambini a scuola

La ricerca effettuata da Plan ha evidenziato che, rispetto ai maschi, le bambine hanno maggiori possibilità di non essere iscritte a scuola o di abbandonare gli studi per diverse ragioni. Per molte di loro, il punto di non ritorno è rappresentato dal raggiungimento della pubertà che le conduce, spesso inevitabilmente, a matrimoni e gravidanze precoci, violenze e abusi sessuali.

Attualmente, 1 bambina su 7 nei Paesi in via di sviluppo è costretta a sposarsi prima dei 15 anni, alcune addirittura a 5 anni. I matrimoni precoci le espongono al rischio di contrarre malattie come l’HIV e di avere gravidanze precoci, principale causa di morte per le ragazzine tra i 15 e i 19 anni (ogni 60 secondi una ragazza muore partorendo). 1 su 4 ha subito violenze psicologiche e sessuali prima dei 18 anni, anche a scuola. Tutto ciò riduce la probabilità che continuino a studiare.

Plan Italia istruzione bambine

In molte comunità le bambine non godono delle stesse opportunità dei bambini e subiscono discriminazioni anche per quanto riguarda l’accesso al cibo e alle cure mediche – spiega Tiziana Fattori, Direttore Nazionale di Plan ItaliaL’istruzione è il vero tasto dolente. La mancata scolarizzazione ha un duplice effetto, rende le bambine socialmente più vulnerabili e le priva della possibilità di sottrarsi al cerchio della povertà. Because I am a Girl gioca un ruolo importante nel sostenere il percorso di realizzazione dei loro diritti, ciò si traduce in maggiore consapevolezza delle proprie potenzialità, del proprio corpo e della propria salute”.

Ad aggravare la situazione delle bambine, le mutilazioni genitali femminili (MGF) che continuano ad allontanare migliaia di ragazze dalla scuola ogni anno a causa di complicazioni per la salute dovute all’intervento, lunghe cerimonie di iniziazione e soprattutto perchè a MGF avvenuta sono pronte per essere date in sposa e, di conseguenza, la loro istruzione è considerata superflua. A livello mondiale, oltre 140 milioni di bambine e donne ne vivono Ie conseguenze (emorragie, infezioni e difficoltà durante il parto).

Le MGF, effettuate su ragazze giovani, a cavallo tra l’infanzia e la pubertà, sono praticate senza il loro permesso e spesso contro la loro volontà per questo motivo violano diversi trattati tra cui la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, la Convenzione sui diritti del fanciullo e la Carta africana sui diritti e il benessere del fanciullo.

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Dopo la risoluzione ONU dello scorso dicembre per la messa al bando della MGF, dannosa per la salute psicologica, sessuale e riproduttiva delle donne e delle ragazze, lo scenario resta confuso: alcuni Paesi l’hanno dichiarata illegale con una legge specifica, altri l’hanno inserita nel più generico codice penale mentre in molti non è prevista alcuna pena. Tra i 28 Paesi in cui è praticata, solo 19 si sono dotati di una legge che proibisce la MGF, tra cui Sudafrica e Zimbabwe.

Molti traguardi, al contrario, sono già stati raggiunti: diversi Paesi stanno rapidamente ottenendo una riduzione nella diffusione di questa pratica (ad esempio il Burkina Faso) dimostrando che quando le azioni del Governo e della società civile sono congiunte si ottengono risultati significativi anche nel breve periodo.

In questo momento, bisogna agire concretamente affinché la risoluzione ONU venga recepita in tutti i Paesi in cui la mutilazione genitale femminile è ancora praticata – spiega Tiziana Fattori, Direttore Nazionale di Plan Italia –  Ma questo non basta. L’impegno di Plan è focalizzato a fare un passo ulteriore verso l’eliminazione della pratica aumentando la consapevolezza delle comunità sulle conseguenze delle MGF e lavorando su diversi livelli: informare le donne perchè sono loro che subiscono, praticano e da madri scelgono le MGF per le figlie; informare uomini e ragazzi che hanno maggiore potere e influenza; lavorare con i leader delle comunità e con gli esponenti religiosi per promuovere la parità di genere e per garantire una migliore protezione giuridica per le ragazze. L’esperienza sul campo ci ha insegnato a rispettare le comunità con cui lavoriamo, ad ascoltare punti di vista ed opinioni e ad instaurare dialoghi costruttivi. Solo in questo modo è possibile innescare cambiamenti reali e duraturi nelle norme sociali e nei comportamenti all’interno delle comunità stesse”.

In vista della Giornata Mondiale contro l’infibulazione e le mutilazioni genitali femminili, che si celebra il 6 febbraio, Plan Italia lancia una petizione rivolta agli esponenti del futuro governo italiano affinchè si impegnino ad affrontare la sfida della riduzione ed eliminazione delle MGF in tutti i Paesi in cui esse vengono ancora praticate mediante un’intensa azione di pressione sui governi degli Stati che ancora non ne sono dotati. “E’ necessario che vengano varate norme per vietare le MGF, sanzioni per chi continuerà a praticarle, assistenza sanitaria gratuita alle bambine e alle donne che soffrono per le complicanze e infine che venga favorita la diffusione di informazioni sul tema insieme alla condivisione delle esperienze che dimostrano l’efficacia del rapido abbandono delle MGF” conclude Tiziana Fattori.