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Cancro e maternità: più speranze di avere un figlio per chi ha un tumore. L’82% diventa mamma entro i 40 anni

spermatozoo color verde e logo con nome azienda

Menopausa precoce e infertilità indotta sono alcune delle conseguenze delle terapie oncologiche. Solo il 10% preserva la fertilità, quali le opzioni dopo la guarigione?

C’è una preoccupazione in più per le donne giovani che si ammalano di cancro: perdere la possibilità di diventare genitore. Circa 9 mila persone ogni anno in Italia ricevono una diagnosi di tumore prima dei 40 anni, per loro sottoporsi alle cure può significare affrontare il rischio concreto di una riduzione o della perdita della fertilità (dati Aiom – dell’Associazione italiana di oncologia medica). Eppure oggi un’alternativa c’è.

Il rapporto “fertilità e cancro”

Per le pazienti in età fertile con le tecniche di onco-fertilità le chance di avere figli aumentano notevolmente. Stando al rapporto diffuso da Institut Marquès in occasione della Giornata mondiale contro il cancro, 7 pazienti post oncologiche su 10 riescono a coronare il sogno di maternità in meno di 2 anni, senza il rischio di recidivanti. L’82% restano incinte a un’età media di 40 anni e vengono per la maggior parte da cancro al seno (35%), neoplasie ematologiche come leucemia o linfoma (29%) e cancro ovarico (14%). Solo il 10% aveva vitrificato gli ovociti prima del trattamento del cancro.

Preservare, una scelta poco praticata

Si tende a discutere sempre troppo poco con le pazienti della possibile menopausa precoce o del rischio di infertilità indotta dai trattamenti. E di conseguenza delle tecniche di preservazione della fertilità in generale: “Basterebbe mettere le pazienti cui è richiesta maggiore tempestività in contatto con un centro di fertilità privato e far accedere al servizio pubblico tramite ticket chi può attendere i tempi necessari – spiega la Dottoressa Michela Benigna, ginecologa e membro dell’Unità specializzata in oncologia e riproduzione di Institut Marquès Non sempre questo passaggio viene contemplato, non sempre gli ospedali sono attrezzati per fornire questo servizio”. Si tende poi a pensare che un trattamento di preservazione della fertilità possa rappresentare un’azione accessoria, una perdita di tempo nella lotta alla malattia.In questi casi, esistono soluzioni che rendano possibile il concepimento dopo la cura?

Le strade percorribili dopo la guarigione

Fino a qualche anno fa il desiderio di un figlio riguardava la metà delle giovani pazienti, ma meno di 1 su 10 rimaneva incinta dopo le terapie. In molti casi, a vincere era proprio il timore di recidiva tumorale. Oggi quando la recidivante sembra scongiurata, ci sono diverse opzioni percorribili: “Se la malattia non ha danneggiato l’utero si può sicuramente ricorrere all’ovodonazione. Non è però indicato sottoporre la paziente a liste d’attesa troppo lunghe bensì affidarsi ad equipe specializzate in grado di garantire efficacia e tempestività nel trattamento. La possibilità di diventare madre con ovodonazione dopo la malattia è la stessa di chi non ha avuto un cancro” chiarisce la Dottoressa Michela Benigna. Stesso discorso per i pazienti uomini che possono affrontare, insieme alla compagna, un’eterologa con donazione di seme.

Embrioadozione, una nuova frontiera

Un’altra opzione, ancora poco conosciuta, è l’embrioadozione. Attraverso questa tecnica le pazienti possono adottare gli embrioni che sono rimasti senza una famiglia.Quando si effettua un trattamento di fecondazione in vitro si trasferiscono solo uno o due embrioni, gli altri restano crioconservati. In Italia, la legge prevede che se la coppia non ha bisogno di effettuare altri tentativi gli embrioni restino congelati per sempre. Secondo la legge spagnola i genitori possono, invece, scegliere per il futuro dei propri embrioni: se non hanno la volontà di portare avanti una nuova gravidanza, possono darli in adozione ad altre coppie (ma anche distruggerli o donarli alla ricerca).“Anche in questo caso non ci sono liste di attesa; una volta realizzate le prove necessarie e iniziato il trattamento di preparazione, il trasferimento avviene dalle 2 alle 4 settimane successive. Non bisogna effettuare tramiti ufficiali di adozione. Basta firmare il consenso informato relativo a tale tecnica di procreazione assistita e recarsi in Spagna in una clinica specializzata. Le percentuali di successo, presso Institut Marquès, sono del 57% circa” conclude la Dottoressa Michela Benigna.

 

 

 

A Spencer & Lewis le PR & Media Relations di Institut Marquès

Institut Marquès

Institut Marquès 4

L’Agenzia curerà le attività di comunicazione di Institut Marquès, la clinica spagnola divenuta punto di riferimento internazionale per la riproduzione assistita.

Roma, 15 novembre 2017 – Oltre 95 anni di storia e quasi 30 anni di esperienza nel campo della ginecologia, dell’ostetricia e della Procreazione Medicalmente Assistita hanno reso Institut Marquès modello di innovazione e di avanguardia per migliaia di coppie che, ad oggi, si rivolgono alla clinica spagnola da circa 50 paesi.

Con polo centrale a Barcèlona e Sabadell, il centro ha sedi in Irlanda, Regno Unito e Kuwait, frutto del risultato di una importante strategia di internazionalizzazione che ha portato, nel 2014, all’apertura di una sede anche in Italia, a Milano.

L’agenzia di PR e comunicazione integrata, associata a PR HUB e guidata da Giorgio Giordani e Massimo Romano, curerà per Institut Marquès le PR & Media Relations con l’obiettivo di veicolare alla stampa italiana l’immagine e i valori della clinica.

“Comunicare Institut Marquès ai media e al pubblico italiano significa, prima di tutto, porre l’accento su una questione che nel nostro Paese è da sempre al centro di controverse interpretazioni dal punto di vista non solo medico e scientifico, ma anche politico e culturale – commenta Massimo Romano, Ceo di Spencer & Lewis – Uno degli obiettivi principali della campagna sarà infatti quello di sensibilizzare e informare l’opinione pubblica sul tema della riproduzione assistita.”

Da quest’anno, inoltre, Institut Marquès è operativo anche a Roma, grazie alla collaborazione con la casa di Cura Villa Salaria. Sarà qui che il team di specialisti del centro offriranno ai pazienti italiani il proprio know-how e le tecniche scaturite da anni di sperimentazione e ricerca scientifica condotta dalla stessa clinica, oltre a mettere a disposizione gli strumenti e le tecnologie all’avanguardia per il trattamento medico.

“Ogni anno migliaia di coppie sono costrette a recarsi all’estero alla ricerca di tecnologie e competenze che in altri Paesi, purtroppo, non sono ancora così sviluppate – aggiunge la dottoressa Federica Moffa, di Institut Marquès – Tra queste coppie, un gran numero di italiani si rivolgono a Institut Marquès. Per questo motivo abbiamo deciso di offrire un servizio anche a Roma, oltre Milano. Sarà possibile anche in Italia affidarsi a un centro specializzato e a un team di professionisti in grado di esaudire il desiderio di avere un bambino.”

Tra i servizi e le tecnologie offerti dalla clinica, oltre all’inseminazione artificiale e la fecondazione in vitro, anche un innovativo programma di adozione degli embrioni, la diagnosi genetica preimpianto, la possibilità di seguire lo sviluppo dell’embrione da smartphone grazie all’app mobile Embryomobile e la disponibilità di un’unità interna di Andrologia per lo studio del fattore maschile.