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I Connectors: l’iniziativa, ispirata al nuovo titolo per PS4, Death Stranding, per riconnettere i paesi perduti d’Italia

Cover Connectors con paesaggio abbandonato e scritta bianca

Vesti i panni di Sam Porter Bridges esplorando e condividendo la storia delle città da riconnettere!

I Connectors: l’iniziativa, ispirata al nuovo titolo per PS4, death stranding, per riconnettere i paesi perduti d’Italia

Sony Interactive Entertainment Italia, per celebrare l’uscita di Death Stranding su PlayStation®4 (PS4™) e PlayStation®4 Pro (PS4™ Pro), annuncia una nuova iniziativa, “I Connectors”pensata appositamente per evidenziare lo straordinario patrimonio culturale d’Italia. Live fino all’8 dicembre, il progetto persegue l’obiettivo di riconnettere i paesi perduti d’Italia, consentendo a tutti i giocatori di conoscere quei luoghi abbandonati o contraddistinti da una storia particolare ed affascinante.

Esattamente come avviene in Death Stranding, dove Sam Poter Bridges possiede  il fondamentale compito di riconnettere le comunità che popolano il desertico e devastato ecosistema di gioco, I Connectors -sfruttando le segnalazione degli utenti- avranno l’incarico di visitare le località nostrane più suggestive e poco conosciute, con il fine ultimo di riunirle idealmente all’Italia, sventando così il distopico destino descritto nel nuovo titolo di Hideo Kojima.

In Italia ci sono più di 6000 splendidi borghi che risultano sconosciuti alla stragrande maggioranza della popolazione. Grazie al supporto del noto youtuber e content creator Sabaku No Maiku e del celebre fotografo e Art Director Brahmino (Simone Bramante), gli utenti potranno conoscere le storie dei paesi attraverso video e immagini che saranno poi caricate direttamente sul sito web del progetto.

Per partecipare all’iniziativa, bisognerà portare a termine i seguenti step:

  1. Collegarsi al sito Connectors-DS.it
  2. Compilare il form di registrazione, inserendo anche il proprio indirizzo e-mail;
  3. Indicare, nell’apposita sezione, una città o un paese italiano abbandonato o in via di abbandono indicandone nome, provincia e regione;
  4. Prendere visione dell’informativa privacy e del regolamento; 
  5. Opzionale e non obbligatorio per la partecipazione al concorso: sarà possibile inserire una foto o un video del paese indicato.

Terminata la registrazione, gli utenti potranno concorrere all’emozionante fase “Click&Win”. Per finalizzare la giocata, l’utente dovrà cliccare sull’apposito pulsante presente online, in modo tale da scoprire subito se ha vinto uno dei premi in palio per questa fase.

Entro il 31 gennaio 2019, fra tutte le partecipazioni pervenute, non vincenti in modalità ”Click&Win”, sarà effettuata l’estrazione finale di 1 nominativo che si aggiudicherà unKitPlayStationcomprensivo di una console Limited Edition Death Stranding + un router wi-fi mobile con una ricarica di 2 anni di navigazione.

Per ulteriori informazioni e aggiornamenti visitate il sito: https://www.connectors-ds.it/

INIZIA IL PRIMO STUDIO NAZIONALE DEL SEME IN ITALIA

Studio Nazionale del Seme

Studio Nazionale del Seme“Le sostanze tossiche hanno rotto le palle “. Questo è il claim che accompagna il primo studio sulla fertilità maschile, lanciato da Institut Marquès in Italia. Il centro internazionale di riproduzione assistita è stato un precursore nel campo, ha dimostrato alla comunità scientifica che attribuire il peggioramento della qualità dello sperma alle classiche cause (stress, pantaloni attillati, alcol, ecc.) è un mito da sfatare. Grazie agli studi realizzati in Spagna, Institut Marquès ha identificato le sostanze chimiche tossiche come principale causa.

Perché uno studio sullo sperma degli italiani?

L’Italia è il paese con un tasso di natalità tra i più bassi al mondo – nel 2017 si sono registrate 7,6 nascite ogni 1.000 abitanti – e con un tasso di fertilità in calo: si parla di 1,34 figli per donna nell’ultimo anno.

Negli ultimi anni è stata registrata una lenta ma progressiva diminuzione della quantità e della qualità dello sperma, in termini di mobilità e morfologia. In 6 coppie su 10 che ricorrono a trattamenti di riproduzione assistita per diventare genitori, i partner maschili presentano alterazioni dello sperma, più o meno gravi.

In Italia non sono stati mai realizzati studi prospettici che valutino la qualità dello sperma della popolazione maschile. Il primo studio dello sperma nazionale in Italia consentirà di determinare la qualità dello sperma degli italiani e di stabilire in che misura fattori come le tossine ambientali influiscano sul deterioramento dello sperma.

Le sostanze tossiche, la causa principale della scarsa qualità dello sperma

Oltre ai fattori genetici e alla storia medica, la fertilità maschile dipende da fattori ambientali spesso sconosciuti alla popolazione. Si tratta di prodotti chimici da composti organici persistenti (chiamati COP) comunemente usati nell’industria, nell’agricoltura e in casa, che possono interferire con lo sviluppo dei testicoli e che, come dimostrato, possono compromettere la capacità riproduttiva. Secondo la dott.ssa Marisa López-Teijón, direttrice di Institut Marquès,

gli uomini sono molto più esposti delle donne all’infertilità proprio a causa dell’azione di sostanze inquinanti“.

Il primo contatto con questi prodotti chimici tossici comincia all’inizio della vita, poiché essi arrivano dal sangue materno, attraverso la placenta, all’embrione. Il tipo di tossine e la quantità dipenderanno dai livelli di sostanze tossiche presenti nell’organismo della madre. I cosiddetti interferenti endocrini sono una lunga lista di composti che nel corpo della donna si comportano come estrogeni, cioè agiscono come ormoni femminili senza esserlo. Durante lo sviluppo del testicolo fetale, intorno al secondo o terzo mese di gravidanza, l’azione del testosterone, l’ormone maschile, è molto importante. Tuttavia, questi falsi estrogeni competono con esso e non gli permettono di svolgere correttamente la sua funzione, si formano meno cellule che producono spermatozoi e nei casi più gravi producono alterazioni cromosomiche (genetiche) in esse.

Queste sostanze sono molto resistenti alla biodegradazione, sono presenti negli alimenti e nell’ambiente, si accumulano nel corpo, specialmente nel grasso, e l’organismo degli esseri umani e degli animali non è in grado di eliminarle.

Il peggioramento della qualità dello sperma dovuto alle sostanze tossiche si sta verificando sia nelle aree industrializzate sia nelle zone rurali a causa del contatto con i pesticidi, pertanto esistono ampie variazioni geografiche. Precedenti studi sulla fertilità maschile effettuati da Institut Marquès in Spagna hanno evidenziato una qualità di sperma peggiore in aree in cui la presenza di questo tipo di sostanza chimica era più elevata.

Analisi dello sperma in forma gratuita e anonima per gli italiani

A partire da oggi, tutti gli uomini italiani maggiori di 18 anni potranno conoscere la qualità del loro seme attraverso un’analisi gratuita e totalmente anonima. L’importanza di un esame del seme non è riconducibile solo alla fertilità. Numerosi studi mettono in relazione la qualità dello sperma con l’insorgere di alcune malattie, la qualità del seme può essere considerata un biomarker di salute maschile generale.

Per iscriversi, basta accedere al portale www.lesostanzetossichehannorottolepalle.it, compilare un questionario e scegliere giorno e ora per la consegna del campione di sperma a Roma presso le strutture di Institut Marquès a Villa Salaria. Dopo aver analizzato il campione, uno specialista fornirà una relazione completa via telefono o via Skype.

Secondo la Direttrice di Institut Marquès, la Dott.ssa Marisa López-Teijón, lo studio

“sarà una buona opportunità per gli italiani di conoscere la qualità del seme in modo semplice, gratuito e anonimo e di ricevere la valutazione di un esperto. Questo genere di informazioni potrà aiutarli ad affrontare, se necessario, eventuali alterazioni seminali mediante una diagnosi precoce

Gli specialisti del settore della riproduzione assistita considerano che, a partire dai 18 anni, tutti i maschi dovrebbero realizzare uno spermiogramma.

Un risultato alterato di questo test diagnostico può mettere in guardia su importanti anomalie. In molti casi, è utile a prevenire, evitare o curare disturbi che causano sterilità che di solito passano inosservati

avverte il Dott. Ferran García, direttore dell’Unità Andrologia dell’Institut Marquès.


Obiettivi dello studio

Il primo studio sulla fertilità maschile in Italia ha un duplice obiettivo:

Determinare il possibile impatto ambientale, in base alle aree geografiche in cui risiedevano le madri durante la gravidanza. I risultati saranno elaborati mediante un database che includerà la provincia di residenza delle madri dei partecipanti durante la gravidanza. Esiste una stretta correlazione tra il luogo di residenza della donna incinta e la qualità seminale del figlio dovuta all’influenza di fattori ambientali.

Sensibilizzare la popolazione maschile sull’importanza della salute riproduttiva come parte del benessere fisico e psicologico, e sensibilizzare la società su possibili misure di prevenzione.


Campagna informativa “Le sostanze tossiche hanno rotto le palle”

Lo studio è accompagnato da una campagna informativa che chiarirà concetti e divulgherà i risultati. Institut Marquès chiede la collaborazione affinché questa campagna raggiunga tutti gli italiani.


Riguardo
Institut Marquès

Institut Marquès è un centro internazionale di riferimento in Ginecologia, Ostetricia e riproduzione assistita con sede a Barcellona e presenza in Italia (Roma e Milano). Con una vasta esperienza in casistiche di particolare difficoltà, aiuta persone provenienti da più di 50 paesi a realizzare il sogno di genitori. Institut Marquès offre le più alte percentuali di successo.

Leader nell’innovazione, sviluppa un’importante linea di ricerca sui benefici della musica nelle prime fasi della vita e sulla stimolazione fetale. Riguardo all’ ambiente, Institut Marquès dal 2002 porta avanti studi che collegano le sostanze tossiche ambientali alla sterilità, e con i risultati dei trattamenti di riproduzione assistita.

Dopo aver dimostrato l’impatto che l’inquinamento ha sulla salute e la fertilità, Institut Marquès ha deciso di agire contro questa preoccupante tendenza. Inoltre Institut Marquès appoggia il manifesto dei Citizens for Science in Pesticide Regulation, piattaforma pubblica che lavora per modificare le norme sull’uso di pesticidi nell’Unione Europea e chiede una regolazione indipendente e senza interessi.

Ha messo in marcia la Foresta degli embrioni, un progetto di Responsabilità Corporativa, in collaborazione con l’associazione ambientalista L’escurçó, a Tarragona. Con il tuo aiuto, pianta un albero per ogni bambino che aiuta a venire al mondo.

 

Maggiori informazioni

www.lesostanzetossichehannorottolepalle.it

https://institutomarques.com/it/studio-sulla-qualita-del-seme/

http://www.il-blog-della-fertilita.com/sterilita-e-tossici-ambientali-interferenti-endocrini/

http://www.il-blog-della-fertilita.com/perche-si-sta-riducendo-la-fertilita-maschile/

https://institutomarques.com/it/procreazione-assistita/infertilita-maschile/termini-frequenti-in-uno-spermiogramma/

Welfare aziendale: Olimpia Agency Spa “cura” clienti e dipendenti con Aglea Salus

Olimpia Assicurazioni: rapporto sinistri/premi al 4,85% mentre l'andamento nazionale è fermo al 60%
Alessandro Di Virgilio

In tempi di crisi economica, con gli stipendi ridimensionati e i continui tagli al sistema sanitario, persino pensare alla propria salute può diventare un lusso. Tuttavia, anche nel nostro Paese esistono esempi virtuosi di aziende che si prendono cura del proprio personale. E’ il caso di Olimpia Agency Spa, guidata da Alessandro Di Virgilio – CEO dell’agenzia di sottoscrizione della Elite Insurance Company Ltd, leader nel ramo cauzioni e rischi tecnologici – che ha deciso di rivolgersi ad Aglea Salus, Società di Mutuo Soccorso, per studiare un sussidio sanitario da riservare ai propri dipendenti e clienti.

L’impegno congiunto di Olimpia Agency Aglea Salus poggia su un concetto che si sta facendo sempre più strada anche in Italia: il welfare aziendale. Dietro questa espressione vive un modello di impresa responsabile, moderna, attenta ai dipendenti e alle loro famiglie, sulla scìa delle esperienze di successo che arrivano da contesti internazionali come gli Stati Uniti o il nord Europa.

 

Grazie alla convenzione stipulata con Aglea, i nostri dipendenti e presto i nostri clienti potranno usufruire di un pacchetto personalizzato che garantirà loro l’accesso e la fruizione di un sistema completo di assistenza sanitaria – spiega Alessandro Di Virgilio, CEO di Olimpia Agency – Siamo fermamente convinti che stia diventando necessario che le aziende puntino a sistemi di welfare concreti con lo scopo di venire incontro ai bisogni primari dei propri dipendenti, come quello dell’assistenza sanitaria, per supportarli nella vita di tutti i giorni”.

Un passo importante che trasmette una profonda presa di coscienza da parte di alcuni imprenditori italiani che, come Alessandro Di Virgilio, si sono resi capofila di un nuovo modello di imprenditoria basato sul benessere e su una migliore qualità della vita per coloro che contribuiscono a determinare il successo di un’azienda.

Sempre più spesso giungono dall’estero esempi virtuosi di welfare che le aziende studiano per i propri dipendenti – commenta Filippo Buono, Presidente della Società di Mutuo Soccorso Aglea SalusGli incrementi di produttività e motivazione sono più che tangibili. In Italia siamo di fronte a una grande opportunità e, allo stesso tempo, a una nuova sfida per l’impresa nostrana, chiamata a ridisegnare il rapporto con un mondo del lavoro che si evolve velocemente e, con esso, le necessità dei lavoratori. In questo, il ruolo delle Società di Mutuo Soccorso diventa più che mai strategico e funzionale per puntare al miglioramento delle condizioni lavorative nel nostro Paese.”

Stop al caro bebè, 1 famiglia italiana su 3 risparmia con il babe-commerce

Stop al caro bebè, 1 famiglia italiana su 3 risparmia con il babe-commerce

1927658_1075483242496850_3851683851180131454_nDistricarsi tra pappe, passeggino, vestitini e pannolini evitando di finire con il conto in rosso alla fine del mese. E’ l’arduo compito delle mamme e dei papà italiani che si reinventano economisti per far quadrare il bilancio familiare. 1 famiglia su 3, infatti, ricorre sempre più spesso al babE-commerce e risparmia per acquistare e vendere online il necessario per i propri pargoli.

Questo è quello che emerge dalle stime di BabySharing.com, il primo portale online per la compravendita di prodotti per bambini, che ha confrontato i più recenti dati di Federconsumatori con quelli emersi da un’indagine tra gli utenti stessi del sito.

Nei soli primi dodici mesi del neoarrivato, o della neoarrivata, una famiglia deve sostenere spese che variano da circa 7mila a 15mila euro, con un aumento medio rispettivamente del 2,5% rispetto al 2014. Ecco perchè per il 34% dei genitori italiani la soluzione è setacciare il web alla ricerca di offerte vantaggiose e rimettere in circolo gli oggetti dei propri figli destinati alla cantina o, peggio ancora, alla discarica.

“Nell’ultimo anno le famiglie italiane hanno operato una spending review anche per quanto riguarda i prodotti destinati ai figli – spiega Fabrizio Cirulli, uno dei responsabili di BabySharing.com Se in passato si preferiva garantir loro tutti gli agi possibili senza badare al portafogli, oggi si è costretti a farlo. Vestitini mai indossati, giocattoli poco considerati e regali doppi diventano preziosi fondi da reinvestire in prodotti di uso comune come i pannolini, ormai veri e propri beni di lusso”.

Già, i pannolini: un incubo per il portafogli di neomamme e neopapà. Secondo i dati di BabySharing.com sei utenti su dieci (59%) si collegano al sito per acquistare i preziosi contenitori di pipì e pupù. Segue staccato l’acquisto di giocattoli (15%), vestiti e calzature (11%) latte e pappe (7%), prodotti da viaggio e altro (8%).

“Hai mai contato quanti pannolini usi al giorno per tuo figlio? Io sì. Una/due pupù, e 5/6 pipì. Stiamo, almeno nei primi mesi, a 8 pannolini al giorno. E se un pacco ne contiene una ventina, bisogna considerarne circa uno ogni due giorni – E’ il commento un po’ nostalgico di Marco, un utente di BabySharing.com Un pacco che può costare in media 8€. Tre pacchi a settimana, quindi, 24 Euro. 96 euro al mese. 1152 euro l’anno. E pensare che con quei 1200 euro, da ragazzo ti organizzavi una vacanza super con tutti gli amici. Bei tempi!”.

Milano, Roma e Torino le città del tradimento

Milano, Roma e Torino le città del tradimento

Mappa del tradimento 2015Caldo record a Milano, nella prima metà del 2015, dove sono state sfiorate temperature bollenti accompagnate da perturbazioni che hanno interessato tutta l’area coniugale. Se abitate in via Torino date una sbirciatina all’agenda del vostro partner, siete nella zona dove si tradisce di più e quei meeting fino a tarda ora potrebbero risultare sospetti.

I meteorologi dell’infedeltà di AshleyMadison.com prevedono, per i prossimi mesi, nuove ondate di libertinaggio con rovesci adulterini su tutta la penisola. A Torino la colonnina del tradimento si è fermata al terzo posto della classifica delle città più hot d’Italia con l’8,6% dei membri. Matrimoni a rischio anche a Crotone (7,9%), Firenze (7,2%) e Marsala (6,5%): nelle tre realtà, new entries assolute, cresce dunque il desiderio di avventura. Non cedono, invece, alle tentazioni gli emiliani: a Bologna il numero dei fedifraghi online registra solo il 4,1%.

Se il sole mediterraneo ha contribuito, negli anni passati, a riscaldare gli animi partenopei, negli ultimi 6 mesi la città ha subito un importante calo dei tradimenti: gli iscritti napoletani ad AshleyMadison.com scendono dal quarto al settimo posto riscoprendo, forse, il gusto dell’unione matrimoniale.

Sul capoluogo meneghino, che sorpassa per la prima volta la Capitale conquistando il primato di città ‘bollente’, si è abbattuto un importante ciclone extraconiugale – spiega Noel Biderman, Presidente e Fondatore di AshleyMadison.com  – Gli iscritti milanesi sono diventati in breve tempo  il 9,8% dell’utenza totale contro il 9,1% di Roma”.

In questa toponomastica dell’infedeltà cittadina, la più alta concentrazione di click si registra nel centro cittadino di Milano con il 14,7% di iscritti che si connette da quest’area. È quindi dal cuore, tra il  Duomo, la Galleria Vittorio Emanuele, il Teatro alla Scala e le boutique, i ristoranti e i caffè che i milanesi, tra una pausa e una riunione, si concedono le trasgressioni virtuali.

A sorpresa, al secondo posto di questa pruriginosa classifica, si piazza la zona del Gallaratese con l’11,3% seguita a ruota da Porta Garibaldi 10,8%. Al quarto posto c’è Crescenzago con l’8,7%, con San Siro (8,3%) e Forlanini (6,6%) subito dietro. Scottano meno Barona (6,1%), la zona di Lambrate (5,9%) e Gratosoglio (4,7&), mentre il fanalino di coda degli amori mordi e fuggi risulta essere Quarto Oggiaro (4,2%).

European Poker Tour 11: alla Francia la picca del primo EPT a Malta. All’Italia il titolo di Campione del Mondo di poker sportivo

European Poker Tour 11: alla Francia la picca del primo EPT a Malta. All’Italia il titolo di Campione del Mondo di poker sportivo

Jean Montury è il primo Campione EPT a MaltaIl trionfo di Jean Montury, sotto i riflettori del Casinò Portomaso di Malta, chiude un EPT da ricordare, con un’affluenza e un montepremi che incoronano l’esordio del poker festival maltese come uno dei più ricchi e prestigiosi di sempre.
Montury porta a casa un primo premio da €687.400, vincendo il testa a testa finale contro il connazionale Valentin Messina – per lui €615.000 – e conquistando un Main Event al quale hanno preso parte 895 giocatori provenienti da 64 Paesi, tra cui moltissimi italiani. A chiudere il podio, il ventiquattrenne campione della PokerStars Caribbean Adventure 2014, il polacco Dominik Panka, che per un soffio non si ripete – finora solo la giocatrice inglese Vicky Coren è riuscita a vincere due Main Event EPT – e chiude con un premio da €347.300.
La 10 giorni di poker internazionale a Malta, inaugurata lo scorso 18 marzo con la prima tappa dell’IPT Season 7 vinta dal greco Georgios Zisimopoulos per €142.205, ha fatto registrare un totale di 2.429 players, con premi distribuiti per oltre 18 milioni di euro.
GPM: ALL’ITALIA IL TITOLO MONDIALE
La kermesse pokeristica di Malta sarà senz’altro ricordata anche per un altro primato: la vittoria dell’Italia nella prima edizione del Global Poker Masters. A riuscire nell’impresa, gli azzurri Giuliano Bendinelli, Andrea Dato, Mustapha Kanit, Rocco Palumbo e Dario Sammartino, che si sono imposti in finale contro la Russia lasciandosi dietro, nell’ordine, USA, Germania, Canada, Ucraina, Francia e Gran Bretagna. Un importantissimo riconoscimento, a dispetto dei pronostici iniziali, per tutto il movimento pokeristico italiano, che serve a rivalutare la disciplina del Texas Hold’em come sport caratterizzato da grande impegno, studio e allenamento.
PROSSIMA TAPPA: EPT GRAND FINAL A MONTECARLO
Terminata con successo l’avventura maltese, l’attenzione è già rivolta a Montecarlo, dove dal 28 aprile all’8 maggio si terrà il PokerStars and Monte-Carlo®Casino
European Poker Tour Grand Final. L’evento che chiude una spettacolare Season 11 e che l’anno scorso, nel Grand Final EPT 10, aveva posto l’italiano Antonio Buonanno sul tetto d’Europa grazie alla storica vittoria sull’inglese Jack Salter.
BLOG, MULTIMEDIA E SOCIAL
Le foto del poker festival di Malta sono disponibili sul canale ufficiale Flickr di PokerStars.it. Il resoconto e i momenti salienti di questo EPT sono disponibili su PokerStarsBlog, mentre tutti gli aggiornamenti sono stati diffusi attraverso i profili social Facebook, Google Plus e Twitter tramite hashtag #EPTlive.

I vini di Montefalco alla conquista dell’America

I vini di Montefalco alla conquista dell’America

Montefalco Dinner @ 54 MINT 2014-8

 

Il Consorzio Vini Montefalco in tour in Canada e Stati Uniti, il primo Paese al mondo per consumi di vino nel 2013. Protagonisti i gioielli Montefalco Sagrantino DOCG e Montefalco Rosso DOC

2,5 milioni circa di ettolitri esportati per un valore di oltre 1,3 miliardi di dollari. Questi i numeri del made in Italy vinicolo negli Stati Uniti (dati 2013 Oiv – Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino) che si confermano il primo mercato mondiale in termini di consumi enologici per l’Italia, nonostante la lieve inflessione delle  importazioni complessive (9,4% in quantità).

Il Belpaese resta, dunque, il primo fornitore per il mercato americano. Dato che fa ben sperare per il futuro delle cantine nostrane, pronte a valorizzare il proprio patrimonio all’estero. Si dirige in quest’ottica il tour del Consorzio Tutela Vini Montefalco che, con una rappresentanza di viticoltori provenienti da una tra le aree produttive più rinomate dell’Umbria, ha raccolto consensi in Canada e negli States presentando i propri gioielli vinicoli.

Menzione particolare per il Montefalco Sagrantino DOCG e il Montefalco Rosso DOC, coltivazioni che da oltre cinquecento anni caratterizzano la produzione vinicola di Montefalco e che nel 2013 hanno vissuto un’annata record.

“Per il Montefalco Sagrantino DOCG abbiamo registrato un aumento di 1.500 ettolitri imbottigliati rispetto al 2012, mentre per il Montefalco Rosso DOC abbiamo addirittura  superato i duemila – commenta Amilcare Pambuffetti, Presidente del Consorzio Tutela Vini Montefalco – Con questi numeri possiamo guardare con grande fiducia al mercato americano, sensibile alla qualità e al valore dei prodotti made in Italy”.

La traversata a stelle e strisce del Consorzio umbro è iniziata martedì 3 giugno a Toronto, in Canada, e dopo le tappe di New York e San Francisco, si è conclusa mercoledì 11 a Los Angeles. Numerosi i giornalisti, i wine writers, gli operatori del settore e le associazioni di sommelier che hanno preso parte agli eventi.

“Questo è il nostro terzo wine tour negli Stati Uniti come Consorzio insieme alle nostre cantine – conclude il Presidente del Consorzio Pambuffetti – L’affetto e il consenso raccolti ci hanno incoraggiato a proseguire con la valorizzazione dei prodotti di Montefalco all’estero. È fondamentale, sia per l’Umbria sia per l’area di Montefalco, promuovere oltreoceano l’eccellenza della nostra terra e dei nostri prodotti”.

Ben dieci le cantine del Consorzio presenti – Antonelli, Arnaldo Caprai, Colle Ciocco, Fattoria Colsanto, Le Cimate, Perticaia, Romanelli, Scacciadiavoli, Tenuta Bellafonte, Tenuta Castelbuono – che, per la gioia dei partecipanti ai tasting in programma, hanno offerto in degustazione le varietà tipiche del loro territorio. Oltre al Montefalco Sagrantino DOCG, al Montefalco Rosso DOC e al Montefalco Rosso Riserva DOC, gli enofili americani hanno potuto gustare il Montefalco Bianco DOC, il Grechetto, il Trebbiano Spoletino e il Sagrantino Passito DOCG.

MEDICINALI OMEOPATICI E ANTROPOSOFICI: IL RITARDO NORMATIVO DELL’ITALIA METTE A RISCHIO L’INTERO SETTORE PRODUTTIVO

MEDICINALI OMEOPATICI E ANTROPOSOFICI: IL RITARDO NORMATIVO DELL’ITALIA METTE A RISCHIO L’INTERO SETTORE PRODUTTIVO

Fabrizio Santori durante l'interventoLombardia, Toscana e Lazio Regioni virtuose in tema di HAMPs

Da ECHAMP l’allarme per le aziende nostrane. Senza un immediato adeguamento alle normative europee, nel 2016, molti prodotti potrebbero sparire dal mercato con gravi conseguenze per le oltre 4mila famiglie che vivono del mercato degli omeopatici in Italia

Tre europei su quattro conoscono l’omeopatia. Più di 100 milioni (il 29%) scelgono farmaci omeopatici e antroposofici (HAMPs) per la loro assistenza sanitaria. L’intera Unione Europea conta 60mila medici prescrittori di farmaci omeopatici, 11.400 ogni 100mila abitanti.

Questi i dati diffusi da ECHAMP, associazione no profit che rappresenta l’industria dei medicinali omeopatici e antroposofici nell’UE, per discutere la situazione degli HAMPs in Italia nell’incontro di oggi con le istituzioni nazionali e locali.

L’industria omeopatica affonda le sue radici nella tradizione e nella cultura europea. L’UE è il maggior produttore di HAMPs e in due terzi degli stati membri la domanda per questa tipologia di medicinali è in forte e continua crescita. Ilmercato europeo del settore ha raggiunto un valore di 1 miliardo di euro all’anno e pur impiegando circa 8mila persone rappresenta lo 0,7% del mercato farmaceutico europeo e il 7% di quello per l’auto-medicazione.

La situazione degli HAMPs in Italia – L’Italia è il terzo mercato in Europa, dopo Francia e Germania, con un fatturato annuo di oltre 170 milioni di euro. Sono 11 milioni gli italiani che usano medicinali omeopatici, di cui 3 milioni abitualmente (dati Doxa Pharma). 20mila i medici che prescrivono HAMPs. 30 milioni, circa, le confezioni vedute ogni anno (dati Omeoimprese) e 4000 il numero di famiglie, tra impiego diretto e indotto, che vivono del mercato degli omeopatici in Italia (Dati Omeoimprese).

“I medicinali omeopatici e antroposofici in Italia stanno diventando una realtà. Consumatori e prescrittori riconoscono, in maniera sempre maggiore, il ruolo che l’omeopatia e la medicina antroposofica giocano e possono giocare nella cura della salute – spiega Fausto PanniPresidente di Omeoimprese – Nonostante ciò, il nostro Paese è ancora lontano dal compiere passi in avanti, soprattutto a livello legislativo, per soddisfare la domanda e garantire l’adeguamento alle direttive europee in materia. La mancanza di una legge specifica mina la libertà di scelta in tema di salute e negando l’uguaglianza ai cittadini che scelgono di curarsi con l’omeopatia e la medicina antroposofica”. 

Il ritardo normativo e l’appello di ECHAMP – Da diverso tempo, l’Unione europea chiede all’Italia di adeguarsi alla normativa e di sottoporre i prodotti omoeopatici a una registrazione e valutazione simile a quella dei farmaci tradizionali attraverso procedure stabilite dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ma l’Italia continua a rinviare. A svariati anni dalla prima proposta di legge, il Parlamento, infatti, non è ancora riuscito a legiferare e attualmente in Commissione si stia ancora discutendo sul tema.

ECHAMP che da sempre si impegna per allineare tutti gli Stati membri in materia di regolamentazione e commercializzazione degli HAMPs lancia un allarme: il ritardo normativo dell’Italia potrebbe ripercuotersi sulle 30 aziende nostrane che operano nel settore (in Lombardia, Liguria, Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Toscana, Abruzzo, Lazio, Campania e Sicilia).

Nel 2016 alcuni farmaci se non registrati potrebbero sparire dal mercato, con gravi conseguenze per le imprese stesse – continua Panni – In omeopatia esistono almeno 3mila sostanze nel repertorio medico. Se dovessimo produrre con un preavviso strettissimo un dossier tecnico scientifico dettagliato per ciascuna di queste 3mila sostanze saremo automaticamente decimati“.

Ad impedire alla direttiva europea del 2006 di essere recepita non solo sulla carta, in primis la questione delle tariffe di registrazione e rinnovo troppo elevate per le aziende omeopatiche italiane80 milioni di euro il costo stimato in difetto, dopo il decreto Balduzzi, con un’incidenza sul fatturato annuale pari al 48,4%. Tra il 2012 e il 2013, la tassa per la registrazione è aumentata ben 766 passando da 31 euro a 23mila.

A ciò si aggiungono parametri per la valutazione, richiesti dall’Aifa, insensati per i prodotti omeopatici ai quali è impossibile applicare le stesse regole imposte dalla chimica di sintesi.

Le istituzioni locali come esempi virtuosi – Da qui, l’esigenza di ECHAMP di un confronto con le istituzioni per affrontare le problematiche della regolamentazione del settore in Italia e per portare all’attenzione le iniziative messe in atto da alcune Regioni virtuose grazie agli interventi di Roberto CaronnoMembro Esperto del Consiglio Superiore di Sanità (Lombardia), Elio Rossi, Responsabile Ambulatorio di omeopatia Azienda USL 2 Lucca – Rete Toscana Medicina Integrata e Fabrizio Santori, Membro della Commissione Politiche Sociali e Salute della Regione Lazio.

Toscana, Emilia Romagna e Lombardia sono le prime regioni ad aver riconosciuto in varie forme medicina omeopatica e antroposofica, seguite anche dal Lazio. Accanto ad esse, la Federazione degli Ordini dei Medici, che già nel 2002 si pronunciava elevando le due discipline ad atto medico, e molte facoltà di Medicina e Chirurgia che dedicano corsi e master all’omeopatia e alla medicina antroposofica per consentire alle future generazioni di medici di avere una formazione adeguata sul tema.

TURISMO MOBILE: +30% GLI ITALIANI CHE NEL 2013 HANNO USATO SMARTPHONE E TABLET PER PRENOTARE VIAGGI E HOTEL

TURISMO MOBILE: +30% GLI ITALIANI CHE NEL 2013 HANNO USATO SMARTPHONE E TABLET PER PRENOTARE VIAGGI E HOTEL

mobile sitoIn crescita i mobile traveller che usano i dispositivi portatili per i loro acquisti online: italiani quarti nella classifica Tripsta 2013, con un +30% di accessi online rispetto al 2012. Tra i 30 e i 40 anni la fascia di utenza maggiore.

I dispositivi mobile si confermano strumenti ideali per chi vuole personalizzare la propria esperienza di viaggio e trovare la soluzione adatta a qualsiasi gusto o esigenza. Un trend che, grazie soprattutto all’inarrestabile diffusione di questi devices, è ormai impossibile da ignorare.

L’agenzia di viaggi online Tripsta.it ha analizzato i dati relativi al traffico degli utenti nel  2013, per approfondire le abitudini di chi utilizza smartphone e tablet per informarsi e pianificare il proprio viaggio.

La ricerca è stata condotta su un campione di 9 Paesi, per ognuno dei quali sono stati considerati il numero di biglietti acquistati in Rete e gli accessi da mobile device. Con il 10,7% di prenotazioni online, l’Italia si attesta al quarto posto, mentre il podio è occupato da Russia (27,26%), Germania (20,99%) e Francia (13,92%). Seguono Turchia (7,55%), Grecia (7,35%), Spagna (7,25%), Polonia (3,39%) e Romania (1,54%).

Rispetto al 2012, gli utenti italiani hanno imparato a sfruttare la risorsa mobile soprattutto per informarsi sulle soluzioni di viaggio migliori, come dimostra il +30% di accessi online registrato da Tripsta nel 2013. Ciò conferma la sempre maggiore centralità di smartphone (da cui proviene il 63% delle visite) e tablet (37%). Coloro che si affidano maggiormente al mobile hanno un’età compresa tra i 30 e i 40 anni, con il 33,9% del totale; la fascia 20-30 anni copre il 27,6%, segue l’utenza 40-50 anni con il 21,8% e quella 50-60 con il 10,2%.

Social media e mobile sono due strumenti che si evolvono anno dopo anno, soprattutto nel settore turistico, che ha coperto quasi la metà dei servizi venduti sul web nel 2013 – commenta Nicola Perobelli, Market Manager Italy di Tripsta – Nell’anno appena concluso, inoltre, più del 20% delle transazioni in questo ambito è avvenuto tramite dispositivi portatili. Se si considerano la comodità e la naturalezza con cui questi device sono ormai utilizzati per pianificare il proprio viaggio, è perfettamente comprensibile la scelta di molte travel agency di investire ingenti capitali su questi canali, preferiti in assoluto dagli utenti per le loro interazioni.”

Non solo mobile, la tendenza più diffusa in Italia e all’estero è il multiple device: la capacità di cambiare device a seconda del momento, del luogo o del contesto in cui ci si trova. In questo senso, i traveller italiani si muovono indifferentemente tra più piattaforme, utilizzando tablet e smartphone per la ricerca di voli e camere che prenoteranno, magari successivamente, tramite pc. Un caso esemplare riguarda i last minute: occasioni che basano la loro offerta sull’immediatezza e che, dunque, è fondamentale cogliere al volo non appena disponibili: nel 2013, il 43,8% degli italiani lo ha fatto da smartphone, il 45,3% da tablet.

Tuttavia, nonostante il sensibile aumento degli accessi online, l’incremento riguardante gli acquisti effettuati dai mobile traveller italiani nel 2013 è di appena lo 0,4% in più rispetto al 2012: un dato che, complice la crisi economica, ha fatto scivolare l’Italia dal secondo al quinto posto della classifica Tripsta, in forte contrasto con la vertiginosa crescita registrata, invece, da Paesi come la Germania (+185%) o, ancor più, la Russia (+498%).

Nel 1962 l’autore americano John Steinbeck scriveva: “Le persone non fanno i viaggi, sono i viaggi che fanno le persone.” Oggi, dopo più di mezzo secolo, si può affermare: “Le persone non fanno i viaggi, lo smartphone sì”.