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L’era della Generative Engine Optimization: farsi trovare dall’Intelligenza Artificiale è una questione di Governance e non di parole chiave

Approfondimenti - 4 Agosto 2026

di Enrico Nunnari

Nel panorama del marketing digitale stiamo assistendo a un cambiamento epocale con il passaggio definitivo dalla SEO tradizionale alla Generative Engine Optimization (GEO). Non si tratta di un semplice aggiornamento tecnico, ma di uno spartiacque strategico che divide chi subisce la rivoluzione dell’AI e chi, invece, decide di governarla per costruire un vantaggio competitivo reale.

Se fino a ieri l’obiettivo di un’azienda era scalare l’elenco dei classici “10 link blu” di Google, oggi quella modalità di ricerca sta rapidamente perdendo terreno a favore delle risposte sintetiche e contestualizzate generate dai Large Language Models (LLM).

Nei dati di mercato si prevede una riduzione del 25% del volume di ricerca tradizionale entro il 2026. Dall’altra parte, ben il 68% delle ricerche su Google si conclude ormai senza alcun clic verso un sito esterno (le cosiddette ricerche zero-click) e solo l’1% degli utenti fa clic sui link mostrati all’interno delle risposte AI.

Per un CEO o un CMO, questo scenario impone una riflessione urgente. Quando le macchine iniziano a rispondere direttamente agli utenti senza farli atterrare sul vostro sito, cosa racconta la macchina di voi? E soprattutto, chi decide cosa dirà?

Generative Engine Optimization e AI Governance per aziende B2B

Oggi la Generative Engine Optimization richiede autorevolezza e non volumi

Di fronte a questa transizione, l’errore più comune è reagire aumentando ciecamente i volumi di produzione. Ma come abbiamo già analizzato parlando di AI Slop, in un ecosistema in cui produrre contenuti è diventato facilissimo e a costo zero, il rischio non è comunicare poco, ma comunicare senza una direzione.

Le intelligenze artificiali non inventano informazioni da zero: si nutrono di autorevolezza e segnali di fiducia. Inserire a forza delle parole chiave in testi asettici non serve più a nulla. Per essere citati dai motori generativi, un brand deve esprimere Topical Authority. Deve, cioè, possedere un’identità digitale così solida e validata da fonti esterne che l’algoritmo non può fare a meno di considerarla la risposta migliore.

In questo contesto, il vero valore non risiede più nella mera esecuzione di un contenuto, ma nella Governance strategica di ciò che accade intorno al brand.

L’architettura della citabilità: PR, Media Relations e il potere del video

Per dominare i motori di ricerca generativi, le aziende non possono più considerare i canali di comunicazione come silos isolati. Le relazioni pubbliche e la produzione multimediale devono fondersi per diventare il motore della Generative Engine Optimization.

Le AI pesano enormemente i “segnali di credibilità“. Essere menzionati su testate verticali autorevoli, gestire comunicati stampa strategici e collaborare con figure di spicco del settore valida la pertinenza aziendale agli “occhi” della macchina. Quando una testata giornalistica inserisce un link a un vostro contenuto, l’effetto combinato sull’algoritmo generativo è dirompente.

Posizionamento multimediale per la GEO

I 4 pilastri strategici per un posizionamento multimediale efficace

È proprio l’unione tra l’Intelligenza Artificiale Generativa e la produzione multimediale a tracciare i nuovi confini della visibilità aziendale. I video offrono alle macchine un terreno ricchissimo di dati strutturati da indicizzare. Per dominare le SERP e i motori di ricerca generativi, le aziende devono adottare un approccio olistico che integri tecnologia e creatività:

  1. Ottimizzazione multimodale del canale YouTube: YouTube è a tutti gli effetti il secondo motore di ricerca al mondo e un alimentatore primario per le risposte multimediali di Google. Ottimizzare i video tramite l’AI (titoli semantici, tag, description e trascrizioni accurate) assicura una presenza stabile nei risultati GEO.
  2. Short-form video e social search: formati rapidi come Shorts, Reels e video su TikTok, se supportati da keyword mirate nel copy e nell’audio (sfruttando il riconoscimento vocale delle piattaforme), intercettano i target B2B che utilizzano i social per la scoperta di nuovi brand e soluzioni aziendali.
  3. AI content repurposing: Utilizzare l’intelligenza artificiale per trasformare un singolo video istituzionale o un webinar in decine di micro-contenuti testuali, blog post ottimizzati e pillole social, massimizzando il ROI della produzione video.
  4. Analisi predittiva della citabilità: monitorare attivamente l’impatto dei propri asset video all’interno delle sintesi generative, misurando quante volte i contenuti multimediali del brand vengono estratti come fonte autorevole.

Scegliere di essere rilevanti

L’impatto di questa rivoluzione è fortissimo soprattutto nel segmento B2B, dove il 53% dei C-Level utilizza già regolarmente l’AI generativa per valutare potenziali fornitori e si stima che entro il 2027 quasi la totalità delle ricerche partirà da un’intelligenza artificiale.

In questo contesto, la differenza non è più tra chi comunica bene e chi comunica male, ma tra chi si limita a reagire e chi decide. Continuare ad affidarsi alle vecchie regole della SEO tradizionale significa accettare l’invisibilità. Abbracciare la Generative Engine Optimization, governando l’Intelligenza Artificiale attraverso relazioni pubbliche solide e contenuti multimediali di altissimo livello, significa garantirsi la leadership di domani.

Perché quando le macchine iniziano a parlare, il vero vantaggio competitivo è decidere esattamente cosa fargli dire.

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